In breve
- La baseline è una condizione, macchina stabile e nota, non un numero minimo di misure.
- Una macchina con più regimi vuole una baseline per stato.
- Due criteri: il livello assoluto e la variazione, che è il 25% del confine B/C, non della baseline.
- I programmi falliscono su chi guarda il dato, non sulla misura.
La baseline è una condizione, non un numero di misure
Baseline vuol dire una cosa sola: i dati raccolti quando il funzionamento della macchina è noto come accettabile e stabile (ISO 13373-1:2002, punto 7.2.1; ISO 17359:2018, punto 8.10).
Molti si aspettano una prescrizione tipo dodici misure in trenta giorni. Non c’è: nessuna delle norme citate fissa un numero di campioni né una durata minima. Fissano una condizione: funzionamento normale e stabile, dopo il rodaggio, con le condizioni operative documentate.
Una condizione è più seria di un numero: un numero lo rispetti anche misurando dodici volte una macchina che lavora male. Su una macchina nuova o revisionata la vibrazione cambia nei primi giorni: è rodaggio, non degrado. La baseline si prende dopo, a regime, annotando velocità, carico, portata e pressione insieme alla misura.
Una macchina con più stati vuole più baseline
Una macchina che lavora su più regimi non ha una vibrazione normale: ne ha una per stato. Un ventilatore a inverter al 40% e lo stesso al 90% sono due macchine, dal punto di vista della misura. La ISO 20816-3 (punto 4.5) chiede di misurare in tutte le condizioni in cui la macchina lavora a lungo, tenendo il valore più alto come severità.
L’errore che svuota il programma: mescolare stati diversi in un’unica baseline. Ne esce una media che non descrive nessuno stato reale, e il sistema suona quando la macchina ha solo cambiato modo di lavorare.
Due criteri di valutazione
La ISO 20816-1 separa il livello assoluto (punto 6.3.2) dalla variazione rispetto a un riferimento (punto 6.3.3). Il secondo vede quello che il primo non vede: una macchina può passare da 1,6 a 2,6 mm/s restando in zona B, ma la variazione dice che qualcosa è cambiato.
| Zona | Gruppo 2, supporto rigido | Come si legge |
|---|---|---|
| A | fino a 1,4 mm/s | tipico di macchina appena messa in servizio |
| B | fino a 2,8 mm/s | può lavorare così a lungo |
| C | fino a 4,5 mm/s | non dovrebbe lavorare così in continuo |
| D | oltre 4,5 mm/s | può danneggiare la macchina |
Velocità RMS a banda larga, gruppo 2 (oltre 15 kW e fino a 300 kW) su supporto rigido; altre classi hanno altri numeri. Sono linee guida, non una pagella: costruttore e cliente possono concordare valori diversi. Un requisito però è un obbligo: due misure si confrontano solo se prese nello stesso punto, con lo stesso orientamento, in condizioni operative simili e in regime stazionario.
Il 25% di cosa
La soglia del 25% non è il 25% della baseline né della misura precedente: è il 25% del confine fra zona B e zona C (ISO 20816-3, punto 6.3).
Gruppo 2 su supporto rigido: confine B/C a 2,8 mm/s, quindi 0,7 mm/s. È una quantità assoluta, che cambia con la classe della macchina e non con la tua baseline:
- baseline 0,5 mm/s che sale a 1,3: variazione 0,8, soglia superata;
- baseline 2,0 che sale a 2,4: variazione 0,4, sotto soglia.
In percentuale sarebbero +160% e +20%, ma il criterio si fa in mm/s. Il 25% resta una linea guida: la norma ammette altri valori sulla base dell’esperienza, e chiede di indagare le variazioni evidenti anche sotto soglia.
Allerta e intervento
L’allerta segnala un valore raggiunto o una variazione significativa: la macchina può lavorare ancora mentre indaghi. L’intervento indica il livello oltre il quale continuare può fare danno.
Allerta al confine B/C e intervento al confine C/D è prassi comune, non regola normativa. Cosa dice invece la norma:
- allarme sopra la baseline del 25% del limite superiore della zona B, e comunque non oltre 1,25 volte quel limite (ISO 20816-3, punto 6.5.2); con baseline bassa può cadere sotto il confine B/C, ed è previsto;
- macchina nuova senza baseline: parti dall’esperienza su macchine simili o dai valori di accettazione concordati, poi correggi; dopo una revisione importante si rifà;
- il limite di intervento riguarda l’integrità meccanica e dipende dal progetto: cade in zona C o D, di norma non oltre 1,25 volte il limite superiore della zona C (punto 6.5.3);
- le soglie iniziali sono un punto di partenza: la ISO 17359 raccomanda di rivederle nel tempo (punti 8.9 e 11).
Chi guarda il dato
I programmi non falliscono sulla misura. Falliscono su quattro domande senza risposta scritta: chi guarda il dato, ogni quanto, cosa si fa quando scatta una soglia, chi ferma la macchina. Rispondi con nomi di persone, prima di comprare qualunque cosa.
Il nemico è l’allarme a vuoto: poche settimane di notifiche inutili e il sistema viene ignorato. Tre difese: confronta solo misure prese in condizioni simili; filtra statisticamente prima del criterio della variazione, come suggerisce la ISO 20816-3 per le macchine dal comportamento variabile; valida la qualità della misura (trasduttore guasto, macchina ferma, vibrazione di una macchina vicina).
Il dato che smette di arrivare. Un sensore morto e una macchina sana si assomigliano: nessuno dei due segnala niente. Guarda l’età dell’ultima misura, non solo il valore; incrocia con ore di marcia o assorbimento elettrico; ogni tanto vai a toccare il sensore, i fissaggi si allentano.
Checklist di avvio
- Quali macchine entrano e perché: per criticità, non per comodità di accesso.
- Quali guasti ti aspetti, e se hanno un sintomo misurabile.
- Dove misuri: punti sui cuscinetti, marcati e nominati per iscritto.
- Come fissi lo strumento: metodo, taratura e sensibilità non cambiano mai.
- Quali stati operativi distingui, e cosa registri: almeno giri e carico.
- Quando finisce il rodaggio e parte la baseline.
- Quali soglie iniziali usi, da dove vengono, quando le rivedi.
- Chi guarda i dati, ogni quanto, cosa fa se scatta una soglia.
- Chi ferma la macchina, e chi lo sostituisce.
- Come ti accorgi che uno strumento ha smesso di parlare.
Fonti e avvertenze
ISO 13373-1:2002 punti 4.4, 5.2, 5.4 e 7.2. ISO 17359:2018 punti 7.2, 7.3, 7.4, 8.4, 8.9, 8.10, 9.3 e 11. ISO 20816-1:2016 punto 6.3. ISO 20816-3:2022 punti 4.5, 6.3, 6.4, 6.5 e Allegato A. Contenuti riformulati con parole nostre, testo integrale disponibile presso UNI. Documento divulgativo: quanto riportato qui è una riformulazione, non il testo normativo.