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Guide per chi fa manutenzione · 2 di 4

Su quali macchine il monitoraggio si ripaga

Non tutte le macchine meritano un sensore, e dirlo fa parte del metodo. Qui trovi l'ordine dei passi, la tabella per calcolare il costo di un fermo e una griglia per decidere da dove cominciare.

Pubblicata il , aggiornata il

In breve

  • Prima il conto, poi il sensore: la ISO 17359 mette l’analisi costi benefici al primo posto.
  • Il beneficio non è il fermo intero evitato, ma la differenza fra intervento non pianificato e pianificato.
  • La manutenzione a calendario resta la scelta giusta su molti componenti.
  • Parti da due o tre macchine, scelte con una griglia di criticità, non da venti.

Quattro strategie, con i nomi giusti

In officina si dice “a guasto”, “a calendario”, “su condizione”. La UNI EN 13306:2018 usa i nomi che trovi nei capitolati e negli audit.

Come lo chiami tuTermine normatoQuando scatta l’intervento
A guasto, run to failureManutenzione correttivaQuando la macchina ha già smesso di funzionare
A calendario, a oreManutenzione preventiva ciclicaAllo scadere di ore o mesi decisi a tavolino
Su condizione, CBMManutenzione secondo condizioneQuando una misura dice che lo stato è cambiato abbastanza
Predittiva, PdMManutenzione predittivaCome sopra, con una data stimata sull’andamento delle misure

Due precisazioni che evitano equivoci:

  • La predittiva è un sottoinsieme della manutenzione secondo condizione. Se misuri e intervieni al superamento di una soglia, sei già nella seconda; per chiamarla predittiva serve una previsione costruita sull’andamento dei parametri. Nessuna misura ti dà la data del guasto.
  • “Preventiva” non è sinonimo di “a calendario”: ciclica e secondo condizione sono entrambe rami della preventiva. “Ordinaria” e “straordinaria” non sono strategie, ma categorie economiche (UNI 11063:2017).

Il calendario non è un errore

Sostituire cuscinetti e cinghie a intervalli fissi è spesso la scelta economicamente corretta. La letteratura lo conferma: il vantaggio della manutenzione secondo condizione dipende da come degrada il componente, da quanto è grave il guasto e da quanto è accurata la misura (de Jonge, Teunter e Tinga, 2017).

Vale anche il contrario: aprire una macchina che sta bene non è gratis. Il rapporto Nowlan e Heap (1978), su componenti aeronautici, osserva che sugli assiemi complessi la revisione programmata può alzare il tasso di guasto, introducendo difetti di rimontaggio in un sistema stabile. Non è uno studio su macchine industriali, ma il meccanismo lo riconosci.

Il calendario è la scelta giusta quando:

  • il componente ha una vita a usura riconoscibile e ripetibile: filtri, olio, guarnizioni, cinghie;
  • l’intervento è imposto per legge o richiesto dal costruttore per la garanzia;
  • il modo di guasto non ha un sintomo misurabile in anticipo;
  • l’intervento costa poco dentro un fermo già programmato: misurare costerebbe più del ricambio;
  • il tempo fra primo sintomo e guasto è più corto del tempo che ti serve per reagire.

Prima il conto, poi il sensore

La ISO 17359:2018 dà linee guida per impostare un programma di monitoraggio. Non è cogente e non è certificabile: nessuno è “conforme a ISO 17359”. La parte utile è l’ordine dei passi, e il primo sorprende quasi tutti.

  1. Analisi costi benefici (clausola 5): il monitoraggio si ripaga? Si conta quanto costa la macchina lungo la vita e quanto vale ciò che si perde quando si ferma.
  2. Censimento delle macchine, della loro funzione e delle condizioni operative (clausola 6).
  3. Criticità di tutte le macchine: ne esce l’ordine di priorità e l’elenco di quelle da lasciare fuori (clausola 7.2).
  4. Modi di guasto: quale parametro può segnalarli, e se è misurabile (clausole 7.3 e 7.4).
  5. Metodo, punti di misura, intervallo, soglie iniziali e baseline; poi andamento, azione e revisione periodica (clausole 8-11).

La domanda “quanto mi rende” viene prima di “che sensore compro”. Le soglie non sono un dato fisso: il ciclo di revisione le rimette in discussione.

Il costo di un fermo, voce per voce

Nessuna norma dà una formula del costo del fermo: il calcolo lo fai tu. Copia la tabella e riempi l’ultima colonna.

VoceCome si stimaEsempioIl tuo valore
Durata del fermo (riferimento, non si somma)Dalla chiamata al riavvio a regime9 h—
Manodopera interna e straordinarioOre uomo di ripristino e recupero fuori orario210 €—
Intervento esterno in urgenzaTrasferta, tariffa fuori contratto, ricambio800 €—
Produzione persa o spostataPezzi non fatti o spostati su altra macchina480 €—
Ritardo sulla consegnaPenali, trasporto urgente300 €—
Danni conseguentiPezzo in lavorazione perso, danni a valle200 €—

L’esempio è costruito da noi, non è un dato di mercato: 1.990 € per nove ore di fermo su un centro di lavoro. Se lavori a commessa spesso non perdi il margine, lo sposti su un sabato o su un’altra macchina. Ma straordinario e ritardo sulla consegna restano veri: riempili con onestà, altrimenti il conto dice zero e non è zero.

Il beneficio non è il fermo intero

Un guasto visto arrivare costa comunque: il cuscinetto si cambia lo stesso, la macchina si ferma, il tecnico si paga. Cambiano il quando e il come.

Beneficio per evento = costo dell’intervento non pianificato − costo dello stesso intervento pianificato. Poi si moltiplica per gli eventi all’anno che ti aspetti davvero di intercettare: su una singola macchina è spesso una frazione di evento.

Sull’esempio della tabella, lo stesso guasto visto arrivare costa 1.050 €: manodopera 120 € senza straordinario, intervento esterno 400 € a tariffa ordinaria, ritardo zero, danni conseguenti 50 €, produzione persa 480 € come prima. Il beneficio è 940 € su 1.990 €. Chi ti presenta il fermo intero come risparmio sta gonfiando il conto.

Quando la risposta è no, e da dove si comincia

Su alcune macchine la risposta onesta è no: gemella pronta, ricambio a scaffale e sostituzione in un’ora, fermo che non blocca niente a valle, modo di guasto senza sintomo misurabile. L’elenco delle macchine da lasciare fuori è un risultato del metodo, non una sua mancanza.

FattorePesoPunteggio da 1 a 5
Costo del fermo e produzione persa×31 = trascurabile, 5 = ferma la linea o il cliente
Assenza di ridondanza e di ricambio pronto×31 = gemella e pezzo pronti, 5 = macchina unica, mesi di attesa
Frequenza dei guasti e tempo di riparazione×21 = mai, si ripara in un’ora, 5 = ricorrente, giorni di lavoro
Danni conseguenti, sicurezza, ambiente×21 = nessuno, 5 = rischio per le persone o sversamento
Fattibilità della misura×11 = punto inaccessibile o regime variabile, 5 = accesso facile, ciclo ripetibile

Somma pesata, massimo 55. Ordina le macchine dal punteggio più alto e parti dalle prime due o tre. I fattori vengono quasi tutti dalla ISO 17359 (clausola 7.2); pesi e scala da 1 a 5 sono nostri, tarali sulla tua fabbrica.

Prima di comprare qualunque cosa

  1. Ho scritto il costo di un fermo su questa macchina, non una media di settore.
  2. Ho calcolato la differenza fra intervento non pianificato e pianificato, non il fermo intero.
  3. So quale modo di guasto voglio intercettare e quale parametro lo mostra.
  4. So, come ordine di grandezza, quanto passa fra primo sintomo e guasto.
  5. So chi guarda il dato e cosa fa quando arriva un allarme.

Fonti e avvertenze

UNI EN 13306:2018 Manutenzione, terminologia di manutenzione (definizioni riformulate, testo integrale presso UNI). UNI 11063:2017 Manutenzione ordinaria e straordinaria. ISO 17359:2018 Condition monitoring and diagnostics of machines, general guidelines, Clausole 5, 7.2 e 8.3. UNI EN 15341:2022 Manutenzione, indicatori di prestazione della manutenzione (KPI). Nowlan F.S., Heap H.F., Reliability-Centered Maintenance, United Airlines per l'Office of the Assistant Secretary of Defense, 29 dicembre 1978, report DTIC AD-A066579, distribuzione libera. de Jonge B., Teunter R., Tinga T., Reliability Engineering & System Safety 158 (2017), pp. 21-30. Gli esempi numerici sono costruiti da noi come esempi, non sono dati di mercato. Documento divulgativo. Le norme citate sono disponibili presso UNI: quanto riportato qui è una riformulazione, non il testo normativo.

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