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Guide per chi fa manutenzione · 2 di 4

Su quali macchine il monitoraggio si ripaga

Non tutte le macchine meritano un sensore, e dirlo fa parte del metodo. Qui trovi l'ordine dei passi, la tabella per calcolare il costo di un fermo e una griglia per decidere da dove cominciare.

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Tre modi di intervenire, con i nomi giusti

In officina si dice “a guasto”, “a calendario”, “su condizione”. La UNI EN 13306:2018 usa altri nomi, quelli che trovi nei capitolati e negli audit. Le definizioni qui sotto sono riformulate con parole nostre, il testo integrale è disponibile presso UNI.

Come lo chiami tuTermine normatoQuando scatta l’intervento
A guasto, run to failureManutenzione correttivaQuando la macchina ha già smesso di funzionare
A calendario, a oreManutenzione preventiva ciclicaAllo scadere di ore o mesi decisi a tavolino, qualunque sia lo stato
Su condizione, CBMManutenzione secondo condizioneQuando una misura dice che lo stato è cambiato abbastanza
Predittiva, PdMManutenzione predittivaCome sopra, ma con una data stimata sull’andamento delle misure

La predittiva non è una quarta categoria: nella struttura della norma è un sottoinsieme della manutenzione secondo condizione. E ciclica e secondo condizione sono entrambe rami della preventiva, quindi “preventiva” non è sinonimo di “a calendario”. Se misuri e intervieni al superamento di una soglia, stai già facendo manutenzione secondo condizione. Per chiamarla predittiva serve una previsione costruita sull’andamento dei parametri di degrado, e in ogni caso nessuna misura ti dà la data del guasto. “Ordinaria” e “straordinaria” non sono strategie: stanno sull’asse economico della UNI 11063:2017.

La manutenzione a calendario non è un errore

Chi sostituisce cuscinetti e cinghie a intervalli fissi non sta sbagliando: in molti casi è la scelta economicamente corretta. Lo dice anche la letteratura peer-reviewed: il vantaggio della manutenzione secondo condizione su quella a intervalli fissi non è universale, dipende da come degrada il componente, da quanto è grave il guasto e da quanto è accurata la misura (de Jonge, Teunter e Tinga, 2017). I casi in cui il calendario vince sono precisi.

Vale anche il contrario. Aprire una macchina che sta bene non è gratis. Il rapporto Nowlan e Heap del 1978, su componenti aeronautici civili United Airlines con dati degli anni 60 e 70, osserva che sugli assiemi complessi la revisione programmata può alzare il tasso di guasto complessivo, introducendo mortalità infantile in un sistema stabile. Non è uno studio su macchine industriali e non si trasferisce tale e quale, ma il meccanismo lo riconosci: dopo certi rimontaggi nascono guasti che prima non c’erano. Non è un argomento contro il calendario, è un argomento per non applicarlo a tutto.

Il calendario è la scelta giusta quando:

  • Il componente ha una vita a usura riconoscibile e ripetibile: filtri, olio, guarnizioni, cinghie.
  • L’intervento è imposto per legge o richiesto dal costruttore per la garanzia.
  • Il modo di guasto non ha un sintomo misurabile in anticipo: la ISO 17359 prevede il caso e rimanda ad altre strategie.
  • L’intervento è a basso costo dentro un fermo già programmato: misurare costerebbe più del ricambio.
  • Il tempo fra primo sintomo e guasto è più corto del tempo che ti serve per reagire.

Prima il conto, poi il sensore

ISO 17359:2018 dà linee guida su come si imposta un programma di monitoraggio. Non è cogente e non è certificabile: nessuno è “conforme a ISO 17359”. La parte utile è l’ordine dei passi, che riassumiamo con parole nostre senza riprodurre il diagramma della norma.

Il punto che sorprende quasi tutti: l’analisi economica è il primo blocco, non l’ultimo. Nel commento la norma rimanda al ritorno dell’investimento e al costo del ciclo di vita. La domanda “quanto mi rende” viene prima di “che sensore compro”, e a dirlo è la norma. Le soglie non sono un dato fisso: il ciclo di revisione le rimette in discussione.

  1. Analisi costi benefici (Clausola 5): si verifica se il monitoraggio si ripaga, contando quanto costa la macchina lungo la vita e quanto vale ciò che si perde quando si ferma.
  2. Censimento delle macchine, della loro funzione e delle condizioni operative (Clausola 6).
  3. Valutazione di criticità su tutte le macchine: ne esce l’ordine di priorità e l’elenco di quelle da lasciare fuori (Clausola 7.2).
  4. Analisi dei modi di guasto: quale parametro può segnalarli, e se è misurabile (Clausole 7.3 e 7.4).
  5. Metodo, punti di misura, intervallo, soglie iniziali e baseline, poi andamento, azione e revisione periodica (Clausole 8-11).

Il costo di un fermo, voce per voce

Nessuna norma ti dà una formula del costo del fermo: ISO 17359 lo cita come voce da considerare, la UNI EN 15341:2022 dà indicatori di prestazione della manutenzione, non un modello di costo. Il calcolo lo fai tu: copia la tabella e riempi l’ultima colonna a penna.

VoceCome si stimaEsempioIl tuo valore
Durata del fermo (base, non si somma)Dalla chiamata al riavvio a regime9 h
Manodopera interna e straordinarioOre uomo di ripristino e recupero fuori orario210 €
Intervento esterno in urgenzaTrasferta, tariffa fuori contratto, ricambio800 €
Produzione persa o spostataPezzi non fatti o spostati su altra macchina480 €
Ritardo sulla consegnaPenali, trasporto urgente300 €
Danni conseguentiPezzo in lavorazione perso, danni a valle200 €

L’esempio è costruito da noi, non è un dato di mercato: totale 1.990 € per nove ore di fermo su un centro di lavoro. Se lavori a commessa, spesso non perdi il margine: lo sposti. Recuperi il sabato o su un’altra macchina, e il fatturato arriva lo stesso. Ma due righe restano vere, lo straordinario e il ritardo sulla consegna: riempile con onestà, altrimenti il conto ti dice zero e non è zero.

Errore da non fare: il beneficio non è il fermo intero

Attenzione. Il beneficio del monitoraggio non è il costo pieno del fermo evitato. Un guasto visto arrivare costa comunque: il cuscinetto si cambia lo stesso, la macchina si ferma, il tecnico si paga. Quello che cambia è quando e come.

La formula corretta è una differenza: beneficio per evento = costo dell’intervento non pianificato meno costo dello stesso intervento pianificato. Poi moltiplichi per gli eventi all’anno che ti aspetti davvero di intercettare, che su una singola macchina è spesso una frazione di evento. Sull’esempio della tabella: manodopera da 210 a 120 € senza straordinario, intervento esterno da 800 a 400 € a tariffa ordinaria, ritardo sulla consegna da 300 € a zero, danni conseguenti da 200 a 50 €, produzione persa da 480 € tutta. Lo stesso guasto, visto arrivare, costa 1.050 €: il beneficio è 940 € su 1.990 €. Chi ti presenta il fermo intero come risparmio ti sta gonfiando il conto.

Quando la risposta è no, e da dove si comincia

Su alcune macchine la risposta onesta è no: macchina ridondata con la gemella pronta, ricambio a scaffale e sostituzione in un’ora, fermo che non blocca niente a valle, oppure modo di guasto senza sintomo misurabile. L’elenco delle macchine da lasciare fuori è un risultato del metodo, non una sua mancanza.

FattorePesoCome dai il punteggio da 1 a 5
Costo del fermo e produzione persax31 = trascurabile, 5 = ferma la linea o il cliente
Assenza di ridondanza e di ricambio prontox31 = gemella e pezzo pronti, 5 = macchina unica, mesi di attesa
Frequenza dei guasti e tempo di riparazionex21 = mai, si ripara in un’ora, 5 = ricorrente, giorni di lavoro
Danni conseguenti, sicurezza, ambientex21 = nessuno, 5 = rischio per le persone o sversamento
Fattibilità della misurax11 = punto inaccessibile o regime variabile, 5 = accesso facile, ciclo ripetibile

Somma pesata, massimo 55. Ordina le macchine dal punteggio più alto e parti dalle prime due o tre, non da venti. Distinzione onesta: valutare la criticità con un punteggio su fattori pesati lo suggerisce ISO 17359 (Clausola 7.2), e da lì vengono quasi tutti i fattori della griglia; la fattibilità della misura arriva dalla clausola sul metodo di monitoraggio. Nostri sono i pesi e la scala da 1 a 5: tarali sulla tua fabbrica.

Prima di comprare qualunque cosa

  1. Ho scritto il costo di un fermo su questa macchina, non una media di settore.
  2. Ho calcolato la differenza fra intervento non pianificato e pianificato, non il fermo intero.
  3. So quale modo di guasto voglio intercettare e quale parametro lo mostra.
  4. So, come ordine di grandezza, quanto passa fra primo sintomo e guasto.
  5. So chi guarda il dato e cosa fa quando arriva un allarme.

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Fonti e avvertenze

UNI EN 13306:2018 Manutenzione, terminologia di manutenzione (definizioni riformulate, testo integrale presso UNI). UNI 11063:2017 Manutenzione ordinaria e straordinaria. ISO 17359:2018 Condition monitoring and diagnostics of machines, general guidelines, Clausole 5, 7.2 e 8.3. UNI EN 15341:2022 Manutenzione, indicatori di prestazione della manutenzione (KPI). Nowlan F.S., Heap H.F., Reliability-Centered Maintenance, United Airlines per l'Office of the Assistant Secretary of Defense, 29 dicembre 1978, report DTIC AD-A066579, distribuzione libera. de Jonge B., Teunter R., Tinga T., Reliability Engineering & System Safety 158 (2017), pp. 21-30. Gli esempi numerici sono costruiti da noi come esempi, non sono dati di mercato. Documento divulgativo. Le norme citate sono disponibili presso UNI: quanto riportato qui è una riformulazione, non il testo normativo.

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