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Energia e margine · 1 di 1

Dal risparmio energetico all'EBITDA e al valore d'impresa

Un costo eliminato e un ricavo aggiuntivo non producono lo stesso effetto sul margine. Se poi la riduzione è strutturale, non si esaurisce nell'esercizio: incide sull'EBITDA ricorrente, cioè sulla base su cui l'azienda viene valutata.

di Andrea Codini, CEO · Pubblicata il

Un costo eliminato arriva intero sul margine

Un euro di fatturato aggiuntivo comporta merce, personale, logistica e imposte: sul margine ne arriva una frazione. Un euro di costo eliminato arriva per intero, perché non richiede produzione aggiuntiva.

Nella distribuzione alimentare italiana l’energia pesa per l’1,9 per cento delle vendite, a fronte di un EBIT margin di settore del 2,7 per cento (Mediobanca, dati 2024). Da questi due valori discende il calcolo che conta: per generare lo stesso margine di un euro di energia risparmiata servono circa 37 euro di vendite aggiuntive. È semplicemente il reciproco del margine operativo.

È anche la ragione per cui un progetto di efficienza va presentato con il dato di consumo accanto a quello di margine: il primo riguarda la direzione tecnica, il secondo chi delibera.

Dove cade il risparmio nel conto economico

La riduzione della spesa energetica incide sull’EBITDA per intero, trattandosi di un costo operativo monetario. Al di sotto di quella riga l’effetto dipende da come è stata ottenuta:

  • in forma di canone o servizio: il costo dello strumento resta dentro l’EBITDA, quindi il dato da presentare è il netto, risparmio meno canone;
  • tramite investimento in beni: l’EBITDA migliora dell’intero risparmio, l’EBIT sconta gli ammortamenti e il capitale impegnato va confrontato con il ritorno atteso. Cambia anche il trattamento fiscale, da verificare con il proprio consulente sulla normativa vigente nell’esercizio di riferimento.

La distinzione appare contabile, ma determina la solidità della presentazione: un risparmio lordo esposto come se fosse un beneficio netto viene ricostruito dal controllo di gestione alla prima verifica, e il progetto ne esce indebolito.

Dal margine al valore dell’impresa

Una riduzione strutturale dei consumi non è un beneficio di esercizio: è un incremento permanente dell’EBITDA, e l’EBITDA ricorrente è la base a cui si applicano i multipli di valutazione.

I valori seguenti sono i multipli EV/EBITDA delle società quotate europee a gennaio 2026, nei settori di riferimento.

Settore, con la denominazione usata dalla fonteSocietà nel campioneEV/EBITDA
Distribuzione alimentare (Retail — Grocery and Food)349,7
Ristorazione (Restaurant/Dining)3812,1
Alberghi e gioco (Hotel/Gaming)10310,9
Industria alimentare (Food Processing)17312,4

Le società quotate esprimono multipli superiori a quelli che si osservano nelle trattative su società non quotate, che si chiudono su valori sensibilmente più bassi. Anche assumendo la parte bassa dell’intervallo, però, l’ordine di grandezza resta rilevante.

Risparmio ricorrentea 4×a 6×a 8×
50.000 €/anno200.000 €300.000 €400.000 €
100.000 €/anno400.000 €600.000 €800.000 €
250.000 €/anno1.000.000 €1.500.000 €2.000.000 €

Per un’impresa che affronterà un aumento di capitale, un passaggio generazionale o una cessione, la riduzione della spesa energetica non è soltanto una voce di costo gestita meglio: entra nella base di valutazione.

Le tre condizioni che rendono il dato utilizzabile

Il moltiplicatore si applica a un risparmio che soddisfa tre requisiti, ciascuno verificabile.

Deve essere misurato, non stimato. La differenza fra la spesa di quest’anno e quella dell’anno precedente non è un risparmio: è la somma degli effetti del progetto, del clima, dei prezzi e delle aperture. Servono una baseline e una normalizzazione secondo un protocollo riconosciuto. Il metodo è descritto in Come si dimostra un risparmio a un CFO.

Deve essere ripetibile. Un risparmio che dipende dall’attenzione di una persona in una sede non si moltiplica, perché non sopravvive a un cambio di organico. Un risparmio prodotto da una regola automatica, applicata allo stesso modo su tutte le sedi, sì. È il punto che distingue un risultato episodico da un beneficio strutturale.

Non deve essere stato ottenuto a scapito del servizio. Due gradi in meno in sala, una cella mantenuta più vicina al limite di temperatura, illuminazione ridotta dove serviva: sono riduzioni di costo il cui onere si trasferisce sul cliente o sulla merce. Prima di portare una percentuale in consiglio di amministrazione è opportuno documentare che comfort e continuità siano rimasti nei parametri dichiarati.

La sintesi da portare in riunione

Il progetto si riassume in tre affermazioni, ciascuna delle quali deve essere dimostrabile:

  1. è stato eliminato un costo ricorrente di X euro l’anno, misurato con baseline e normalizzazione;
  2. per generare lo stesso margine attraverso le vendite servirebbero circa 37 volte X, ai margini operativi del settore;
  3. ai multipli con cui il settore viene valutato, quel risparmio corrisponde a da 4 a 8 volte X in termini di valore d’impresa.

Se la prima affermazione non è misurata, le altre due non sono sostenibili.

Fonti e avvertenze

Area Studi Mediobanca, Osservatorio sulla GDO alimentare italiana, ed. 2026 (dati 2024, 118 aziende, 95,8% del mercato italiano), per il peso dell'energia sulle vendite e per l'EBIT margin di settore · Aswath Damodaran, NYU Stern, dataset EV/EBITDA per settore, area Europa, aggiornamento gennaio 2026, società quotate con EBITDA positivo · Efficiency Valuation Organization, IPMVP, per le definizioni di baseline e risparmio normalizzato. I multipli delle società quotate sono un riferimento di ordine di grandezza, non il prezzo di una trattativa su una società non quotata. Documento informativo, non costituisce consulenza finanziaria né fiscale.

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