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Benchmark di settore · 1 di 3

Quanto pesa l'energia sull'EBIT nel retail

Nella distribuzione alimentare italiana la bolletta è una voce piccola sul fatturato ed enorme sul margine, perché il margine è sottile. Due numeri della stessa fonte bastano a dimostrarlo, e un terzo dice dove finisce davvero l'energia di un punto vendita.

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Due numeri della stessa fonte

Quando si porta un progetto di efficienza energetica in una riunione di direzione, la prima obiezione è quasi sempre la stessa: l’energia è l’1,9 per cento delle vendite, non è lì che si gioca il conto economico. È vero solo metà. L’energia è davvero una voce piccola sul fatturato, ma il fatturato non è il numero su cui si misura una catena della distribuzione alimentare: il numero è il margine, e il margine è sottile.

I due dati che servono vengono dalla stessa fonte, dallo stesso anno e dallo stesso perimetro, e questo non è un dettaglio: mettere insieme il peso dell’energia di un campione e il margine di un altro produce un rapporto che non significa niente.

IndicatoreValorePerimetro
Costi dell’energia sulle vendite1,9%GDO alimentare italiana, 2024
EBIT margin del settore2,7%stesso campione, stesso anno
Peso dell’energia sull’EBIT70%1,9 diviso 2,7

La fonte è l’Osservatorio sulla GDO alimentare italiana dell’Area Studi Mediobanca, edizione 2026 su dati 2024: 118 bilanci, il 95,8 per cento del mercato italiano. Non è una stima di settore, è la somma dei bilanci depositati.

Un riscontro indipendente c’è, e viene da un operatore singolo: nel bilancio consolidato 2025 di Esselunga la voce utenze pesa l’1,82 per cento delle vendite. Numero diverso perché il perimetro è diverso, ordine di grandezza identico.

Quanto vale un taglio della bolletta sull’EBIT

Da qui in avanti è aritmetica. Un taglio del 10 per cento su una voce che vale l’1,9 per cento delle vendite libera 0,19 punti di fatturato. Quei 0,19 punti non hanno costi variabili associati: non sono ricavo aggiuntivo da produrre, sono spesa che smette di uscire, quindi scendono per intero sul margine. Su un EBIT margin di 2,7 punti, 0,19 punti valgono il 7,0 per cento dell’EBIT.

Taglio della bollettaRisparmio sul fatturatoCrescita dell’EBIT
−5%0,10 punti+3,5%
−10%0,19 punti+7,0%
−15%0,29 punti+10,6%
−20%0,38 punti+14,1%
−35%0,67 punti+24,6%

Le percentuali della prima colonna sono scenari, non risultati garantiti. Quanto si riesca a tagliare dipende dagli impianti, dagli orari, dal punto di partenza e da quanto è già stato fatto. Il rapporto fra le colonne, invece, non è uno scenario: è aritmetica sui dati di settore, e vale quale che sia il taglio che si riesce a ottenere.

La regola pratica da portarsi in riunione è una sola: ogni punto percentuale di bolletta tagliato vale lo 0,7 per cento di EBIT in più.

Un euro di energia vale trentasette euro di fatturato

Lo stesso rapporto si può girare al contrario, ed è la forma che di solito convince chi sta dall’altra parte del tavolo. Per aumentare l’EBIT quanto lo aumenta un euro di energia risparmiata, servirebbero circa 37 euro di fatturato aggiuntivo a parità di margine.

Il concetto è quello che l’EPA usa da anni nel programma ENERGY STAR sotto il nome di fatturato equivalente. Il moltiplicatore, però, non è quello americano: è ricalcolato sui margini italiani, perché è il margine a determinarlo. Più il margine è sottile, più alto è il moltiplicatore, e la distribuzione alimentare italiana ha uno dei margini più sottili fra i comparti che seguiamo.

Dove finisce l’energia di un punto vendita

Sapere quanto pesa l’energia non dice ancora dove intervenire. Per quello serve la ripartizione dei consumi, e in Italia esiste: viene da 309 diagnosi energetiche reali di punti vendita, raccolte da ENEA insieme a Federdistribuzione.

Uso finaleQuota dei consumi elettrici
Refrigerazione40,5%
Illuminazione18,0%
Altro15,9%
Climatizzazione15,5%
Lavorazioni10,1%

Due voci su cinque sono freddo. Refrigerazione e climatizzazione insieme fanno il 56 per cento del consumo elettrico, e sono anche le due voci che rispondono alla regolazione oraria: si può cambiare quando lavorano e a che setpoint, senza toccare le macchine.

Il riscontro europeo indipendente conferma l’ordine di grandezza: il Joint Research Centre della Commissione Europea indica per un punto vendita alimentare la refrigerazione oltre il 50 per cento e l’illuminazione oltre il 25 per cento del consumo.

Perché non trovi un kWh per metro quadro italiano

È la domanda che arriva subito dopo: qual è il consumo specifico di riferimento per un supermercato italiano? La risposta onesta è che non esiste un valore rappresentativo, e vale la pena spiegare perché invece di citarne uno preso altrove.

I punti vendita sono numerosi e ciascuno ha un consumo unitario contenuto: in genere restano fuori dall’obbligo di diagnosi energetica, quindi la banca dati ENEA non ne raccoglie un campione rappresentativo. Le intensità che circolano vengono da altri paesi, con climi, formati e orari diversi, e usarle come metro per una rete italiana porta a conclusioni sbagliate.

La ripartizione percentuale, invece, esiste ed è misurata su 309 diagnosi. È il dato più solido disponibile, ed è anche quello più utile: dice dove guardare, che è la domanda vera.

Cosa se ne fa, in pratica

Refrigerazione e climatizzazione sono il 56 per cento del consumo elettrico di un punto vendita. Su quelle due voci si agisce sui setpoint e sugli orari, non sulle macchine: nessuna sostituzione di impianto, nessun fermo del punto vendita, nessuna opera edile.

Il metodo è quello che usiamo su tutte le reti che seguiamo. I sensori sono wireless e si installano senza opere di predisposizione. La regolazione non insegue la temperatura attuale ma anticipa il carico previsto, ora per ora: è questo che abbassa i picchi di produzione e rende il risparmio strutturale invece che episodico.

Su un parco di punti vendita il conto si chiude come è cominciato. Ogni punto percentuale di bolletta tagliato vale lo 0,7 per cento di EBIT in più, e la bolletta si taglia dove finisce l’energia.

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Fonti e avvertenze

Area Studi Mediobanca, Osservatorio sulla GDO alimentare italiana, ed. 2026 (dati 2024, 118 aziende, 95,8% del mercato italiano) · Gruppo Esselunga, bilancio consolidato 2025 · ENEA e Federdistribuzione, Linee guida sul monitoraggio energetico nella GDO, 2017, elaborazione su 309 diagnosi energetiche · Commissione Europea, Joint Research Centre, Best Environmental Management Practice in the Retail Trade Sector, 2013, base tecnica del documento settoriale EMAS adottato con Decisione (UE) 2015/801 · EPA / ENERGY STAR per il concetto di fatturato equivalente, con moltiplicatore ricalcolato sui margini italiani. Le percentuali di taglio della bolletta sono scenari, non risultati garantiti. Documento informativo.

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