Tre numeri su tre livelli diversi
Il prezzo unico nazionale (PUN), cioè il prezzo di borsa dell’energia elettrica, nel 2025 è stato in media 115,9 €/MWh, pari a 11,6 centesimi al chilowattora, in aumento del 7 per cento rispetto al 2024. È il valore che compare nelle offerte dei venditori e nelle analisi di scenario.
Il prezzo effettivamente sostenuto è un altro. Nel 2025 un’utenza con consumi fra 20 e 499 MWh l’anno ha pagato in media 24,8 centesimi al chilowattora al netto dell’IVA, che per un’impresa è recuperabile. È la banda in cui ricade il punto vendita tipico: nello stesso anno il consumo medio di un’utenza non domestica italiana è stato di 27.337 kWh.
| Voce | c€/kWh | Quota |
|---|---|---|
| Energia e fornitura | 14,72 | 59% |
| Costi di rete | 4,12 | 17% |
| Imposte e oneri, IVA esclusa | 5,98 | 24% |
| Totale al netto dell’IVA | 24,82 | 100% |
All’interno dei 14,72 centesimi della prima riga il PUN incide per circa quattro quinti. La parte restante è lo spread del venditore: margine, copertura del rischio, costi di sbilanciamento e di dispacciamento, maggiorazione per perdite di rete prevista dalla regolazione per le forniture in bassa tensione. Nel complesso, dell’ordine di 3,1 centesimi al chilowattora.
Che cosa può ottenere una rinegoziazione
La composizione appena vista delimita lo spazio di una gara di fornitura: la parte realmente contendibile è lo spread, non l’intera fattura.
| Leva | Su cosa agisce | Effetto sulla spesa annua |
|---|---|---|
| Riduzione dello spread del 20% | 3,1 c€/kWh | circa −2,5% |
| Riduzione del 10% dell’intera componente energia | 14,7 c€/kWh | circa −5,9% |
| Riduzione del 10% dei chilowattora consumati | tutte le voci proporzionali | circa −9% |
Solo l’ultima riga agisce anche su rete, oneri e accise, che sono applicati in prevalenza al chilowattora prelevato. Un chilowattora non consumato vale il prezzo pieno; un chilowattora negoziato bene vale lo sconto sulla sola quota di prezzo che il venditore controlla.
In termini di effetto sulla spesa, quindi, una rinegoziazione riuscita vale all’incirca un terzo di una riduzione dei consumi del 10 per cento. Entrambe hanno senso, ma distinguerle serve a stabilire dove conviene concentrare il lavoro della direzione acquisti e quello della direzione tecnica.
Il confronto europeo: dove si forma il divario
Stessa banda di consumo, stesso anno, stessa fonte.
| Voce | Italia | Media UE-27 |
|---|---|---|
| Energia e fornitura | 14,72 | 12,03 |
| Costi di rete | 4,12 | 6,44 |
| Imposte e oneri, IVA esclusa | 5,98 | 3,87 |
| Totale al netto dell’IVA | 24,82 | 22,34 |
Un’impresa italiana paga l’11 per cento in più della media europea, ma il divario non è distribuito come ci si attenderebbe: sui costi di rete l’Italia è al di sotto della media. Lo scarto si concentra sulla componente energia e sulla fiscalità, cioè sulle due voci che la singola impresa non controlla.
La conseguenza operativa è che in Italia il consumo evitato ha un valore unitario superiore rispetto alla media europea, perché è la sola parte del prezzo che si determina all’interno dell’azienda.
Lo spostamento dei consumi verso le ore a minor prezzo
Lo spostamento dei carichi verso le ore meno care è stato per anni la prima raccomandazione di ogni analisi. Il profilo orario del 2025 lo ridimensiona: la fascia notturna 1-8 è valsa il 95 per cento della media giornaliera e la fascia centrale 9-19 il 94 per cento. La produzione fotovoltaica ha abbassato i prezzi diurni fin quasi al livello di quelli notturni. L’unica finestra ancora significativamente più cara è quella serale, fra le 20 e le 24, al 112 per cento della media.
Due conseguenze pratiche:
- spostare carichi dal giorno alla notte produce oggi un beneficio marginale. Con un contratto indicizzato al prezzo orario il vantaggio è nell’ordine dell’uno per cento; con un contratto a fasce fisse dipende dal listino applicato e non dall’andamento del mercato, quindi va verificato sul contratto;
- la fascia serale conserva un margine di intervento. Sono le ore più costose dell’anno e, nel retail e nella ristorazione, anche quelle a pieno carico.
L’ordine di priorità che ne deriva è: spegnere ciò che non serve, ridurre ciò che resta acceso, spostare quel che rimane. L’ordine inverso produce benefici sensibilmente minori a parità di sforzo.
Come verificare il proprio prezzo su una fattura
- Sommare l’importo dovuto al netto dell’IVA e dividerlo per i chilowattora del periodo. Il risultato è il prezzo unitario effettivo, da confrontare con i 24,8 centesimi di media nazionale. Uno scostamento verso l’alto merita un’analisi, e non è detto che dipenda dal mercato.
- Separare le quote fisse e la quota potenza dal resto. Sono importi mensili e importi per chilowatt impegnato: non si riducono consumando meno. La parte restante è quella su cui agisce l’efficienza, ed è il valore da usare in qualunque business case.
- Confrontare la componente energia con il PUN del mese di riferimento. La differenza è lo spread applicato. Un valore sensibilmente superiore ai 3 centesimi giustifica una richiesta di chiarimento al fornitore; uno sensibilmente inferiore giustifica una lettura attenta delle clausole di indicizzazione e delle penali.
- Isolare i chilowattora consumati nelle ore di chiusura. È consumo che nessuno ha deciso di acquistare: rappresenta il primo margine di riduzione disponibile ed è misurabile senza modificare l’organizzazione del lavoro.
La scomposizione voce per voce di una fattura di punto vendita è in Anatomia della bolletta di un punto vendita; l’effetto di una riduzione della spesa energetica sul margine è trattato in Quanto pesa l’energia sull’EBIT nel retail.
Fonti e avvertenze
ARERA, Relazione Annuale 2026, Volume 1, capitolo 2, elaborazione su dati GME: PUN medio 2025, prezzi per fascia oraria, profilo orario e consumo medio dell'utenza non domestica · Eurostat, tabella nrg_pc_205_c, componenti del prezzo dell'energia elettrica per i consumatori non domestici, dati annuali 2025 in euro per kWh, banda di consumo IB (da 20 a 499 MWh/anno) · Eurostat, tabella nrg_pc_205, prezzi semestrali 2025, usata come controllo incrociato. I valori di banda sono medie nazionali: una singola fattura può discostarsene, e il metodo per verificarlo è nell'ultimo paragrafo. Documento informativo.